E’ uno dei tanti nomi della portulaca. Nei campi se ne trovano grandi rosette tappezzanti (spesso molto invadenti tra le piante dell’orto!). Hanno quasi l’aspetto di piantine...


E’ uno dei tanti nomi della portulaca. Nei campi se ne trovano grandi rosette tappezzanti (spesso molto invadenti tra le piante dell’orto!). Hanno quasi l’aspetto di piantine...

Tra le piante spontanee che ho scoperto qui c’è anche la calendula.
L’ho sempre associata a creme e prodotti cosmetici per via delle sue proprietà infiammatorie e astringenti.
Ma da quando sono qui ogni volta che mi imbatto in una pianta mi chiedo subito: si potrà mangiare? La risposta è sì, si mangiano sia i fiori che le foglie. La calendula è originaria di una zona che comprende il bacino del Mediterraneo, i Balcani, il Nordafrica e l'Iran ed è stata spesso usata come zafferano dei poveri, grazie al suo potere colorante.
Le foglie tritate esaltano il sapore di frittate, formaggi, sformati di verdure; i fiori, dal gusto un po’ amarognolo si possono aggiungere a salse, minestre, insalate, risotti e c’è anche chi li conserva sotto sale come si fa con i capperi.
E poi naturalmente ci sono le tisane da fare con i fiori secchi e gli olioliti. È una pianta spontanea che a Roma ho visto spesso crescere nei parchi o sui cigli delle strade, quindi chiunque potrà andare a cercarla e prepararci un piatto in cucina, purché la raccolga lontano dal traffico e al sicuro da inquinamento e pesticidi.
Si raccoglie in primavera e in autunno